|
LE CELLULE STAMINALI CEREBRALI RIPARANO I TESSUTI
ATTACCATI DALLA SCLEROSI MULTIPLA
Un approccio innovativo è stato
sviluppato sui topi dai ricercatori dell'Istituto Scientifico S.
Raffaele e alimenta nuove speranze per la terapia sulla Sclerosi
Multipla.
Saranno ancora necessari almeno
cinque anni per sviluppare potenziali applicazioni terapeutiche
per l'uomo.
Milano, 16 aprile 2003. Le cellule
staminali cerebrali, iniettate nel circolo sanguigno dei topi con
la forma sperimentale di sclerosi multipla, possono accedere al
sistema nervoso centrale e riparare la mielina danneggiata nelle
aree infiammate. Lo ha dimostrato un recente studio condotto dai
ricercatori dell'Istituto Scientifico S. Raffaele di Milano. Questa
scoperta apre nuove e promettenti strade per lo sviluppo di terapie
neuroprotettive per il trattamento della Sclerosi Multipla.
Lo studio è stato condotto dagli scienziati dell'Unità
di Neuroimmunologia dell'Ospedale S. Raffaele guidati da Gianvito
Martino, in collaborazione con l'Unità Cellule Staminali
Neurali dell'Istituto di Ricerca di Cellule Staminali guidato da
Angelo L. Vescovi.
Nature, la prestigiosa rivista scientifica internazionale, ha dedicato
allo studio un ampio articolo nel proprio numero del 17 Aprile.
L'articolo è stato pubblicato in versione integrale, accompagnato
da notizie e commenti dedicati all'argomento.
La Sclerosi Multipla (SM) è una malattia neurologica cronica
e grave, largamente diffusa in tutto il mondo.
In Italia attualmente essa colpisce oltre 50.000 pazienti, con
circa 1.800 nuovi casi registrati ogni anno. La SM preferibilmente
colpisce giovani adulti, ha alti costi sociali (circa 30.000-50.000
Euro all'anno per ogni paziente) e costituisce una vera emergenza
a livello clinico e sociale.
Nella SM, la grave manifestazione infiammatoria di origine ignota
determina il danno della mielina che avvolge le estensioni periferiche
(assoni) delle cellule nervose. Nel cervello sano i neuroni "dialogano"
tra di loro inviando specifici segnali elettrici attraverso queste
estensioni. Le conduzioni elettriche possono diramarsi attraverso
la presenza della mielina, un composto proteo-lipidico prodotto
da cellule specializzate chiamate oligodentrociti che isolano gli
assoni. Nei pazienti di SM, la demielinizzazione si manifesta in
modalità multifocale, coinvolgendo molteplici aree del cervello
e midollo spinale, causando la distruzione anatomica e del tessuto,
risultante in lesioni irreversibili da cui dipende la progressione
della malattia e l'irreversibile disabilità clinica.
Le terapie per la SM oggi consistono nei farmaci immunosoppressori
e immunomodulatori, che hanno un'efficacia limitata, principalmente
ristretta alle fasi iniziali della malattia, quando l'infiammazione
è meno pronunciata e il danno e deficit neurologico è
sostanziale.
Lo studio di Pluchino et al. è stato sviluppato in topi
affetti da encefalomielite sperimentale autoimmune (il modello animale
della SM) ed ha dimostrato che le cellule staminali del cervello,
quando sono somministrate per via iniezione endovenosa o endocerebrale
sono in grado di raggiungere le aree del cervello e del midollo
spinale danneggiate dalla malattia. Una volta raggiunte le aree
demielinizzate, le cellule staminali iniettate sono in grado di
riavvolgere gli assoni la cui guaina mielinica era stata distrutta,
e quindi di ripristinare le conduzioni assonali. Questo effetto
è risultato misurabile solo quando le cellule sono state
iniettate dopo l'insorgere della malattia e si è manifestato
un mese appena dopo il trapianto delle cellule staminali.
"La novità di questo studio è rappresentata
dalla possibilità di indurre la riparazione della mielina
in molteplici aree del cervello e nel midollo spinale trapiantando
cellule staminali non solo direttamente nel sistema nervoso centrale
ma anche nel circolo sanguigno" dice Gianvito Martino, responsabile
dell'Unità di Neuroimmunologia all'Istituto Scientifico San
Raffaele. "La nostra scoperta apre nuove prospettive per i
pazienti di SM e potrebbe rappresentare un passo cruciale per lo
sviluppo dei trattamenti neuroprotettivi da utilizzare nelle fasi
successive della malattia".
Angelo Vescovi, condirettore dell'Istituto di Ricerca sulle Cellule
Staminali all'Istituto S. Raffaele di Milano, sottolinea: "La
ragione per la quale le cellule staminali cerebrali mostrano questa
straordinaria efficacia, va vista nella loro natura particolare.
Mentre il cervello adulto contiene una piccola popolazione di cellule
staminali residenti, non è chiaro il perché esse non
riescono a riparare lesioni demielinizzanti. Questo può essere
dovuto alla natura cronica del processo infiammatorio nella SM che,
dopo anni, determina l'esaurimento dei gruppi di cellule staminali
endogene".
"Quantità virtualmente illimitate di cellule staminali
cerebrali possono essere ottenute in vitro coltura", dice Vescovi.
"Per questa ragione le cellule staminali rappresentano una
risorsa rinnovabile da usare per curare diverse malattie neurologiche.
In questo studio abbiamo sfruttato le proprietà fisiologiche
riparatorie delle cellule staminali cerebrali. Inizialmente le abbiamo
prelevate da cervelli adulti, abbiamo prodotto un numero significativo
di cellule in coltura e quindi le abbiamo restituite alla loro sede
attraverso un trapianto sistemico in un modello di topo affetto
da malattia neurologica. Abbiamo dimostrato che questo approccio
è stato abbastanza efficace dal punto di vista terapeutico".
Lo studio descrive anche il meccanismo con il quale le cellule
staminali cerebrali iniettate raggiungono le aree demielinizzate
del sistema nervoso centrale e iniziano un programma di rimielinizzazione
funzionale. La presenza di molecole specifiche (molecole di adesione)
sulla superficie delle cellule staminali è la caratteristica
principale; queste molecole permettono alle cellule staminali neurali
di percepire segnali di pericolo - quale l'infiammazione che si
produce nel cervello dei pazienti di SM- e per conseguenza esse
entrano nel cervello e riparano le aree danneggiate restituendo
loro il comportamento di percezione del pericolo.
Infine, l'efficacia del trapianto delle cellule staminali cerebrali
nel modello di topo di SM non sembra semplicemente dipendere dalla
loro efficacia nel riparare direttamente il tessuto danneggiato.
Le cellule trapiantate hanno anche la capacità di aiutare
le cellule endogene produttrici di mielina a riparare le lesioni.
Questo può esser dovuto al fatto che le cellule staminali
cerebrali anche inibiscono l'astroglisosi endogena, che è
il meccanismo fisiologico riparatore delle lesioni di SM, riabilitando
in tal modo le cellule formatrici di mielina residenti a contribuire
alla riparazione.
Gianvito Martino specifica: "Non sappiamo ancora se questo
trattamento - efficace nei topi - è in grado di mostrare
la stessa efficacia nell'uomo. In ogni caso è di grande interesse
notare che per la prima volta siamo stati in grado di ottenere un
ripristino funzionale dell'omeostasi di tessuti senza alcun sussidio
farmacologico, semplicemente usando alcune proprietà biologiche
delle cellule staminali cerebrali, quindi limitando possibilmente
ogni effetto collaterale delle terapie con i farmaci.
Ci vorrà ancora del tempo prima che la terapia con le cellule
staminali neurali possa essere applicata all'uomo. Il prossimo passo
sarà stabilire la sicurezza e l'efficacia delle cellule staminali
cerebrali umane, già disponibili nei nostri laboratori, in
un modello di primate non umano - quale la marmosetta - con sclerosi
multipla. In caso di successo i risultati ottenuti sulle scimmie
saranno utilizzati per programmare ed avviare gli studi sull'uomo.
Saranno necessari più di cinque anni di lavoro prima di poter
trarre conclusioni definitive.
Il progetto è stato sostenuto dall'Associazione Italiana
Sclerosi Multipla, il Progetto Mielina, l'Unione Europea, la Fondazione
Agarini e la BMW Italia.
Studio pubblicato su Nature il 17 aprile
2003.
|